Noi lo suoniamo ancora! 1976: Regina al Troubadour de Le Orme, disincanto post ’68 tra sesso, droga e decadenza alla vigilia della rivoluzione studentesca

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le orme

Tratto dall’album Le verità nascoste (1976), Regina al Troubadour (dal nome di un nightclub situato a Los Angeles) de Le Orme (gruppo veneto di rock progressivo fondato dieci anni prima) è figlia di un ’68 ormai scardinato dai prodromi della rivoluzione studentesca che sarebbe esplosa l’anno successivo tra Roma, Bologna e Milano. Il testo, a tratti con retaggi hippy (“I buchi nei blue-jeans, anelli e perle al naso“), narra di una insoddisfatta ragazza che, sorda ai  richiami del suo uomo (“non hai capito, nessuna cosa più poteva farmi felice, Io l’ho rubato nel regno più prezioso che mai proverai, se resterai“) e dalla ricca famiglia (“hai preso tutto in fretta lasciando la famiglia che ti voleva ricca ed ora sei regina“), punta dritta ad una vita “facile facile“. Tra godimenti e disimpegno, proiettata alla decadenza di costumi, tra droga (“regina della neve”), sesso promiscuo  (“son tutti attorno a te, perché non sai dir “no” distribuisci a ognuno il bene più vicino”), il disincanto appare però sempre più vicino (“Non puoi guarire i mali di ogni uomo con la tua medicina“) insieme al conto da pagare (“Se sei fuggita, per quel che hai: I miei ossequi!”). Pur dotato di una scarsa dinamica acustica, più in linea con i 45 giri degli anni ’60 che con la cultura del processo sonoro della seconda metà degli anni ’70, il brano de Le Orme ottenne importanti posizionamenti in classifica.