Hai vissuto appieno gli anni ’70 se ti ricordi le personalizzazioni automobilistiche del Tamarro. Dal volante col pelo, al pomello del cambio col teschio

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Il volante col pelo (o comunque rivestito), il pomello del cambio col teschio, il cagnolino con la testa ciondolante sotto il lunotto, i fari gialli fendinebbia aggiunti, i cerchi in lega con le gomme che sporgevano dalla carrozzeria, il cuscinetto per lo stadio coi colori della squadra preferita.
Se ti ricordi almeno una di queste cose, significa che negli anni ’70 eri in grado di intendere e volere.

Il tripudio del Tamarro

Diciamo la verità, gli anni ’70 sono stati il tripudio del Tamarro, che conclamava il suo cattivo gusto non già e non solo nell’abbigliamento, ma nella principale estensione di sé: l’auto.

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L’estensione della personalità su quattro ruote

Dall’auto che il soggetto si era scelto e soprattutto dalla successiva, inevitabile, personalizzazione, si poteva, senza aver concluso particolari studi psicologici, risalire alla personalità.
La 128 rally, la 500 con il baule socchiuso per far respirare il motore, la Ford Capri verde, la Opel Manta arancione, la Mini Cooper rossa  e la A112 Abarth, erano un campionario di base più che sufficiente per partire coi successivi adattamenti ad personam.

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La nostalgia del kitsch

Era quella l’Italia post-boom, quella passata indenne dalla rivoluzione sociale del ’68 perché troppo impegnata a lavare l’auto il sabato o la domenica al canale o perché (in attesa del miraggio dell’autoradio) un orecchio era occupato dal transistor  appoggiato per ascoltare i risultati delle partite  e l’altro riservato ai monologhi della fidanzata che raccontava dell’amica che si era già sposata mentre lei ancora attendeva la proposta.
Un’Italia al tempo tanto kitsch, ma che oggi ricordiamo con tenerezza.

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