Addio Florian Schneider: ci saluta il fondatore dei Kraftwerk

Florian

Doveva essere l’anno del tour mondiale – che avrebbe toccato anche l’Italia – per celebrare il 50° anniversario della nascita dei Kraftwerk. Già rinviato a causa del coronavirus, ora cancellato per la scomparsa di Florian Schneider, padre fondatore della band tedesca, si è spento ieri all’età di 73 anni.

Florian

L’influenza del personaggio

Il “direttore” della centrale elettrica Florian – traduzione italiana di Kraftwerk – era un polistrumentista di formazione classica, che negli anni settanta fu uno dei pionieri della musica elettronica.
Dopo il primo disco inciso solo con strumenti musicali, iniziarono le vere sperimentazioni e il 1972 segna una svolta decisiva nella carriera del gruppo. L’uscita di Kraftwerk 2 segna il cambiamento anche nel modo di concepire ed ascoltare la musica. Almeno per una parte degli appassionati.
L’amore, quasi ossessione, per le nuove tecnologie applicate alla musica portò Florian ad avere una grande intuizione: da lì in avanti, i membri dei Kraftwerk saranno Robots. Questo non venne solo accompagnato dalle melodie, ma investì tutto ciò che ruotava attorno alla vita della band. Il pittore e musicista Emil Schult – che aveva già collaborato al primo lavoro in studio – cominciò ad occuparsi della parte visual grafica: dalle copertine dei dischi, agli allestimenti dei concerti. Tutto rispecchiava appieno il concept a tema cibernetico.

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Il rumore che diventa suono

Florian e i Kraftwerk svilupparono così nuovi metodi per suonare i già esistenti e rudimentali macchinari per la produzione di suoni artificiali. Dal celebre sintetizzatore Moog (impiegato sia nella versione mini che modulare), che negli anni sessanta era già stato utilizzato per aggiungere effetti sonori a famosi album (su tutti, Abbey Road dei Beatles) fino ai primi Drum cage e Drum pad, riproduttori dei suoni di batteria. L’ingegnere che inventò il suddetto sintetizzatore, Robert Moog, dichiarò che le possibilità di variare i suoni, con oscillatori e campionatori, erano potenzialmente infinite. Ma si può dire con certezza che Florian Schneider fu un grande esploratore, di queste tante nuove frontiere sonore.
Cercò perfino di dare un suono alle onde delle radiazioni, che venivano rappresentate nelle stilizzate antenne sui loro vinili.
Ma l’assoluta particolarità erano le fonti del suono: spesso nascevano dai rumori della vita quotidiana, per poi essere modificati e tramutati in musica (ad esempio, le auto nel traffico che si sentono in Autobahn oppure il telegrafo utilizzato in Radioactivity).

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L’ultimo saluto a Florian

Se ne va così un altro rivoluzionario degli anni settanta, un musicista che è riuscito ad influenzare ogni genere. Un padre, musicalmente parlando, per tanti dj, produttori e musicisti; che ha saputo trasformare le macchine in strumenti musicali ed il rumore in suono.

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l’omaggio di Giorgio Moroder su Instagram

 

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