1968: il milanesissimo Enzo Jannacci canta Vengo anch’io. No tu no!. Una delle canzoni più politicizzate della storia. Ma nessuno lo sa. Perché mancano alcune strofe….

Enzo Jannacci

Vengo anch’io. No, tu no!, brano del 1968 (anno di per sé indiziario) del poliedrico cantautore, cabarettista, pianista, compositore, attore, sceneggiatore e medico Enzo Jannacci (Milano, 3 giugno 1935 – Milano, 29 marzo 2013), probabilmente è una delle canzone che releghereste a filastrocca per bambini o al livello di Silvano del 1980 (quello che all’anagrafe faceva “Silvano Non Valevole Ciccioli”, perché il padre, quando registrò la nascita tentò di iscrivere un secondo nome, ma l’impiegato non lo comprese e quindi scrisse “Non Valevole”, facendole diventare l’appellativo ufficiale).
Il protagonista del brano, come noto, è respinto aprioristicamente da ogni evento, anche se solo ventilato. Una concatenazione di scenette innocue, insomma.

 

La firma

Basterebbe però andare un po’ oltre e segnatamente esaminando chi c’è tra gli autori, oltre a Enzo Jannacci e Fiorenzo Fiorentini, per comprendere che si tratta di uno dei brani più politicizzati della storia della canzone italiana. Ad apporre la firma sul brano in esame è infatti nientemeno che Dario Luigi Angelo Fo (Sangiano, 24 marzo 1926 – Milano, 13 ottobre 2016), drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo, attivista e comico italiano.
A Dario Fo pare si debbano proprio le strofe espunte dalla versione poi pubblicata.

Le parti controverse

“Si potrebbe andare tutti insieme nei mercenari
vengo anch’io? No tu no
giù nel Congo da Mobutu a farci arruolare
poi sparare contro i negri col mitragliatore
ogni testa danno un soldo per la civiltà“.

e

“Si potrebbe andare tutti in Belgio nelle miniere
Vengo anch’io? No tu no
a provare che succede se scoppia il grisù
venir fuori bei cadaveri con gli ascensori
fatti su nella bandiera del tricolor”.

Esegesi

Il primo passaggio afferisce alla convulsa situazione che si verificò nel 1960 nel Congo, all’indomani dell’indipendenza dal Belgio, con uno scontro tra filoccidentali e filosovietici da cui emerse nel 1965 la dittatura di Mobutu Sese Seko, guida di una regime estremamente cruento e rapinoso nei confronti del popolo congolese.
La seconda allude invece al disastro nel 1956 nelle miniere di Marcinelle, sempre in Belgio, in cui morirono 262 minatori, in gran parte emigrati italiani.

Storia Proletaria

In quest’ottica si comprende meglio il senso del brano di Enzo Jannacci, col quale, per dirla con le parole di Gianfranco Manfredi, si celebra il “personaggio dell’Escluso, dell’Estraneo, dello Schizo” tanto caro alla Storia Proletaria.